mercoledì 10 febbraio 2016

Concorsi pubblici? Il voto di laurea non basterà più


Per quanto l’argomento trattato non sia attualissimo, abbiamo ritenuto opportuno proporlo ai nostri lettori, sapendo che ancora molti non ne sono a conoscenza. Approfittiamo delle recenti dichiarazioni del Governo riguardo la riforma Madia, che dividerà la Pubblica amministrazione in Ministeri, Regioni ed Enti-Locali, Sanità e Scuola (in cui rientrerà l’Università), per riallacciarci ad un emendamento di questa riforma votato in estate alla Camera. Per diventare funzionari e dirigenti pubblici il voto di laurea non basterà più, ma si dovrà tener conto anche del pedigree dell’università e della sua generosità o meno nei voti. Tale emendamento è destinato a terremotare non solo i concorsi pubblici, ma anche il mondo universitario e la valutazione delle competenze. 

Tra le polemiche c'è chi vi intravede, nella possibile discriminazione tra atenei, un tentativo di abolizione del valore legale del titolo e chi invece vorrebbe una classe dirigente più preparata e dunque meglio selezionata. Bisogna comunque specificare che si tratta di una norma delega, fatta cioè di principi generali perché inserita in una legge delega che ha bisogno poi di numerosi decreti legislativi del governo per essere attuata nel concreto decreti che poi il Parlamento valuterà, sebbene con mero parere consultivo. 

L’intenzione del governo è di far sì che il voto di laurea venga considerato a seconda del voto medio che viene dato alla facoltà in questione, per impedire che gli studenti scelgano un certo indirizzo solo perché il meccanismo di valutazione è più generoso. C’è chi ribatte però dicendo che l’inferiorità di un ateneo rispetto ad un altro non è dimostrabile dai voti alti degli studenti, che in realtà potrebbero essere realmente tutti molto preparati. Tuttavia non è dello stesso parere il governo. Infatti, qualche mese fa era stato proprio il premier Renzi a dire che bisogna avere il coraggio di ammettere che in Italia esistono università di serie A e di serie B e che rifiutare la logica del merito dentro le università e pensare che tutte siano valide è quanto di più antidemocratico vi possa essere. 

La divisione delle università comporterà conseguentemente anche una discriminazione basata sull'ateneo in cui è stato conseguita la laurea, quindi un ostacolo in più all'ingresso nel mondo del lavoro? La probabilità esiste e non è indifferente.

Raffaele Marascio