martedì 22 marzo 2016

Psicologia - tutto ciò che non funziona


La facoltà di Scienze Tecniche Psicologiche conta un gran numero di iscritti, tanto che per ogni anno accademico gli studenti vengono divisi in due classi differenti almeno fino al conseguimento della laurea triennale. I corsi da seguire durante questo percorso di studi sono molti e per lo più obbligatori; non sempre però vengono assegnate aule adeguate al numero di studenti che li frequenta, tutt’altro. 

Le lezioni vengono svolte in diversi edifici, poiché la facoltà di psicologia non ha una vera e propria sede di appartenenza, al contrario di altri corsi di laurea che seppur meno gettonati godono di quel che in questo caso possiamo definire un benefit, una sede, niente di più. I guai non finiscono qui, purtroppo. Le aule a disposizione, non solo possono ospitare meno studenti di quelli che si vorrebbe, ma appaiono addirittura come totalmente inadeguate anche dal punto di vista didattico. 

Il Teatro Fregoli, ad esempio, già per il fatto di essere un teatro poco fa sperare, ma se questo non bastasse, Unito ha voluto metterci il suo zampino fornendo agli studenti comodi e pratici leggii atti ad un uso che a noi ancora sfugge. Non di rado, capita invece che una lezione si tenga in corso San Maurizio e quella seguente in Via Plana, edifici che si trovano a un chilometro di distanza l’uno dall’altro: la giusta distanza che rende vana ogni speranza di arrivare in tempo alla lezione seguente e magari di trovare pure un posto dove sedersi data la precarietà di essi. 

Questa modalità scoraggia di certo gli iscritti a continuare a frequentare le lezioni, dato non certo positivo e sul quale chi di dovere dovrebbe riflettere al fine di non perdere preziosi iscritti. Questa è la situazione di Psicologia, ma sicuramente altre facoltà saranno coinvolte in circostanze analoghe se non peggiori. 

Invitiamo chiunque voglia condividere un suo pensiero o denunciare ciò che a suo parere non funziona a scriverci su Alternativa Informata, saremo lieti di leggere i vostri pareri e semmai parlare apertamente, come in questo frangente, di ciò che non va nella tua università. 

Claudia Balmamori