lunedì 14 marzo 2016

Rappresentanza per i borsisti, nulla all'orizzonte


La nostra amata Italia è un po' sempre la patria della corruzione, dei lavori fatti a metà e male, dei raccomandati, della “meritocrazia non so cosa sia”, del “scapa travaij che mi rivu!” (detto piemontese: “scappa lavoro, che io arrivo”), ma parlando di rappresentanza, guardando in Senato o in Parlamento, non ci viene da pensare che esista una piccola ma enorme branca di individui non rappresentata. 

Probabilmente ogni orientamento politico, economico, addirittura sessuale ha un suo rappresentante e sembra quasi ridicolo che, all'interno dell'Università, questo non accada per borsisti ed assegnisti. Sì, sì, sto proprio parlando di quelle anime pie che sognano di diventare in un futuro docenti, oppure di poter fare i ricercatori e scoprire, perché no, la cura per il cancro o l'esistenza di Dio, ma che purtroppo si trovano appiedati quando si parla di rappresentanza. Questo, spiega il rettore Gianmaria Ajani, è purtroppo dovuto ad un “inghippo” di sistema, poiché alle precedenti elezioni delle commissioni accademiche, per la rappresentanza di borsisti e assegnisti nessuno si candidò, lasciando di fatto il posto vuoto. Ora che la categoria vorrebbe far sentire la propria voce, c'è un blocco: in caso vi fosse un rappresentante, si attenderebbe la fine del suo mandato per indire nuove lezioni oppure, in caso di dimissioni, si può subito decidere per un sostituto; purtroppo, il fatto che non ci fossero candidati, comporta la non applicabilità di questo éscamotage e, di fatto, blocca tutta la procedura fino alle successive elezioni. E' innegabile che sia necessario un cambio delle normative vigenti, in modo che problemi di questo tipo siano compresi ma anche e soprattutto risolvibile! 

C'è, però, da dare a Cesare ciò che è di Cesare. In seguito alla protesta denominata “Sciopero alla Rovescia” (che ha visto la categoria di assegnisti/borsisti prendere posizione su argomenti spinosi ma importantissimi come ore di docenza, compensi per le stesse, ecc.), c'è stata una vittoria: il compenso pattuito per le ore di docenza di questa categoria è stata di 25 euro all'ora, non male e soprattutto un piccolo passo verso un cambiamento vero e proprio. 

Martina Fila Robattino